Elaborazione grafica da testo, Rif. 3.
Il principale segno che deve destare sospetto clinico per un tumore della vescica è la presenza di sangue visibile nelle urine (ematuria). Sebbene questo sintomo sia tipico anche delle molto più comuni infezioni delle vie urinarie, rappresenta il segnale più frequente di esordio della malattia.6
Elaborazione grafica da Algoritmo 1, Rif. 4.
L’approccio terapeutico di primo livello per le neoplasie vescicali non muscolo invasive è rappresentato dalla resezione vescicale endoscopica (TUR-BT).4
Per i pazienti già sottoposti a TUR-BT con diagnosi di tumore vescicale non muscoloinvasivo caratterizzato da alto rischio di recidiva e basso rischio di progressione, è consigliabile valutare un trattamento endovescicale con BCG (Bacillo di Calmette‑Guérin) per un periodo minimo di 12 mesi.4
La cistectomia radicale associata alla linfadenectomia pelvica è l'intervento chirurgico d'elezione per il trattamento delle neoplasie vescicali muscolo invasive clinicamente localizzate. Nonostante l'efficacia dell'approccio chirurgico, a 5 anni dall'intervento la sopravvivenza libera da recidiva è del 68% e quella globale non supera il 50-60%.4
In questi casi, la chemioterapia neoadiuvante (pre-operatoria) è stata sviluppata con l’obiettivo di migliorare questo risultato.4 Se non eseguito prima della chirurgia, un trattamento chemioterapico può essere valutato dopo cistectomia in caso di neoplasie localmente avanzate e per pazienti idonei a trattamenti a base di platino. La chemioterapia adiuvante (post-operatoria) ha l'obiettivo di ridurre il rischio di recidive locali o a distanza e migliorare la sopravvivenza, agendo su eventuali micrometastasi.6
Il trattamento di prima linea per il carcinoma uroteliale avanzato si basa sulla chemioterapia. Qualora si verifichi una progressione della malattia durante o in seguito a questa prima fase di cure, e il paziente mantenga un buono stato di salute generale, l'équipe medica può valutare e proporre il passaggio a un'immunoterapia di seconda linea.6